Una delle più affascinanti terre del Trentino. Un patrimonio linguistico e culturale unico: i ladini di Fassa

Velluto, pizzo, seta. È con gli abiti migliori che a settembre a Canazei, i ladini della Val di Fassa accolgono gli ospiti alla Gran Festa da d’Istà. La manifestazione celebra la fine dell’estate ed è un vero happening per i ladini che popolano le vallate attorno al massiccio del Sella. Musica folk, piatti tipici… e poi la sfilata della domenica con i “guanc” (vestiti tradizionali) per le vie del paese.

La Val di Fassa si sviluppa per venti chilometri nel cuore delle Dolomiti ed è un concentrato di meraviglie naturali. Da Moena a Canazei si sussegue un tripudio di vette che lascia senza fiato: Catinaccio, Sassolungo, Sella e Marmolada sono solo alcune delle sue cime più famose. Una terra  d’incanto in tutte le stagioni.

teatro alla scala di milano

Un luogo d’eccellenza dove rimanere incantati e rapiti dall’intramontabile valore del patrimonio musicale italiano e internazionale 

La cosmopolita città di Milano, tra innovazione e modernità, ospita un luogo dal fascino intramontabile dove risuona l’alto valore del patrimonio musicale italiano e internazionale: il Teatro alla Scala. Nato per volontà dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, progettato dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini e inaugurato nel 1778 dall’opera “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri, il Teatro è stato il luogo d’elezione di nomi del calibro di Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini Arturo Toscanini. Nel corso della sua storia, ha segnato la carriera scaligera di grandi registi, come Franco Zeffirelli e Luchino Visconti; di coreografi e ballerini, come Carla Fracci e Rudolf Nureyev, ma anche di grandi voci tra cui Maria Callas, Plácido Domingo e il “Maestro” Luciano Pavarotti.

foto di Luciano Pavarotti in bianco e nero

La moglie del celebre tenore Luciano Pavarotti racconta l’eredità artistica, ma soprattutto umana di quest’uomo straordinario che ha raggiunto un successo planetario senza precedenti

Nella realizzazione della Fondazione Pavarotti, possiamo intravedere un atto di riconoscenza o un dono d’amore per ricordare e tramandare un messaggio che lui stesso avrebbe voluto per i giovani?

Credo entrambe le cose. Riconoscenza per tutto ciò che Luciano ha fatto nel corso della sua lunga carriera coniugato al desiderio di poter continuare la sua opera, di continuare ciò che egli avrebbe voluto fare se non fosse stato fermato dalla malattia. Luciano amava sinceramente i giovani, sentiva quasi il dovere di dover condividere con loro la sua passione ed esperienza. Si sentiva profondamente grato del dono che aveva ricevuto, la voce, e poter lavorare con i giovani era il suo modo per restituire qualcosa. Ci fa piacere pensare che, ogni volta che la Fondazione porta sul palcoscenico un nuovo cantante, Luciano da lassù gli regali uno dei suoi meravigliosi sorrisi.